giovedì 21 maggio 2020

Giorgio Almirante,32° anniversario dalla scomparsa del Padre della Destra Italiana e leader irripetibile

GIORGIO ALMIRANTE 22 Maggio 1988 - 22 Maggio 2020
“Non ho voglia di vivere a lungo. Quello che potevo fare di buono l’ho già fatto: ho seminato fede e speranza per tanti anni. Ho esortato al coraggio e alla pazienza un popolo che, se avesse avuto pazienza e coraggio, non sarebbe finito così male. Ho diffuso amore per idee buone e semplici. Di più non potrò mai fare. Ed è bene che uomini come me non raggiungano il successo. Degli uomini come me si deve poter dire: era fatto per i tempi duri e difficili, era fatto per seminare e non per raccogliere, era fatto per dare e non per prendere. Vorrei tanto che, quando non ci sarò più, si dicesse di me quello che Dante disse di Virgilio: facesti come colui che cammina di notte, e porta un lume dietro di sé, e con quel lume non aiuta se stesso. Egli cammina al buio, si apre la strada nel buio ma dietro di sé illumina gli altri”.

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martedì 21 maggio 2019

Giorgio Almirante,XXXI° anniversario dalla scomparsa del Padre della Destra Italiana


GIORGIO ALMIRANTE 22 Maggio 1988 - 22 Maggio 2019
“Non ho voglia di vivere a lungo. Quello che potevo fare di buono l’ho già fatto: ho seminato fede e speranza per tanti anni. Ho esortato al coraggio e alla pazienza un popolo che, se avesse avuto pazienza e coraggio, non sarebbe finito così male. Ho diffuso amore per idee buone e semplici. Di più non potrò mai fare. Ed è bene che uomini come me non raggiungano il successo. Degli uomini come me si deve poter dire: era fatto per i tempi duri e difficili, era fatto per seminare e non per raccogliere, era fatto per dare e non per prendere. Vorrei tanto che, quando non ci sarò più, si dicesse di me quello che Dante disse di Virgilio: facesti come colui che cammina di notte, e porta un lume dietro di sé, e con quel lume non aiuta se stesso. Egli cammina al buio, si apre la strada nel buio ma dietro di sé illumina gli altri”.Grazie Giorgio Almirante per quello che ci hai dato,che ci hai insegnato e che abbiamo cercato e cercheremo di trasmettere ai nostri figli.Ti abbiamo amato,ti ameremo.

Il 22 maggio 1988 ci lasciava Giorgio Almirante. Il popolo del web lo ama: «Un vero italiano»

ll 22 maggio del 1988 moriva Giorgio Almirante, l’arcitaliano per quarant’anni leader della destra italiana. Il suo messaggio, il suo esempio e le sue battaglie hanno lasciato il segno non solo nella storia della comunità della destra ma nell’intera nazione. Domani alle 19,30 alla basilica di Santa Maria in Montesanto (piazza del Popolo, Chiesa degli artisti), a Roma si terrà la Messa in suo ricordo. E sui social è valanga di commenti, riaffiorano emozioni e ricordi personali. Sono linkate le sue frasi più famose che risultano più attuali che mai: «Una cosa che non farei di sicuro è quella di usare violenza di un avversario politico». O ancora: «Un ladro va messo in galera. Se il ladro è uno dei nostri deve avere l’ergastolo». C’è chi posta la frase che pronunciò Indro Montanelli appresa la notizia della sua scomparsa: «Se n’è andato l’unico italiano al quale si poteva stringere la mano senza paura di sporcarsi». In molti pubblicano foto storiche, come quelle dei suoi comizi, migliaia e migliaia di persone in piazza: «Giorgio Almirante: un italiano vero». C’è chi lo ricorda per i suoi occhi carismatici, chi per i le manifestazioni a piazza del Popolo a Roma o a piazza del Plebiscito a Napoli. E chi ancora per la sua lungimiranza e per la sua capacità di anticipare le riforme istituzionali. Il popolo del web lo ama. Mirella ricorda: «Grande politico e uomo onesto. Queste parole me le diceva sempre mio padre che lo adorava…». Narcisio scrive: «Lui sì che riempiva le piazze, con rispetto ed onore!». Luigi non dimentica: «1985, Roma, io c’ero facevo il militare alla Cecchignola, non dimenticherò mai il comizio di Giorgio Almirante. Ho ancora la pelle d’oca. Era un grande». Mentre Dario osserva: «Grande personalità, dopo di lui un vuoto sia per ideali che di valori». E sulla stessa linea Tina: «Che grande statista l’onorevole Almirante, non come questi fenomeni da baraccone che stanno bene solo al circo…». E Flora: «Persona di specchiata moralità e onestà, ci manca». Antonio Giovanni Pietro lo ricorda così: «È sempre nel mio cuore, per me quando veniva a Licata era come un secondo padre e così l’ho difeso fino all’ultimo». Concetta Tina scrive: «Grande uomo come lui nessuno mai. Ho avuto la fortuna di conoscerlo quando venne a Cosenza per un comizio con il mio compaesano Benito Falvo. Un pensiero per un grande uomo, un bacio a lei Donna Assunta. Finché vivremo lo ricorderemo sempre».

sabato 23 marzo 2019

Giorgio Almirante, devastata a Ladispoli la targa a P.zza Giorgio Almirante,inaugurata solo una settimana fa...

Distrutta la targa a Giorgio Almirante a Ladispoli: la denuncia di Fabio Rampelli

Distrutta la targa a Giorgio Almirante a Ladispoli: la denuncia di Fabio Rampelli
E' andata in frantumi la targa dedicata al leader del Movimento Sociale Italiano. Nella notte di venerdì 22 marzo, piazza Giorgio Almirante è stata vittima di un atto vandalico. Il travertino è stato divelto dalla sua cornice metallica.
L'intitolazione della piazza principale a Ladispoli, era stata annunciata dal Sindaco di centrodestra  Alessandro Grando all'indomani delle polemiche scaturite  per un'analoga iniziativa che era stata tentata in Campidoglio. La prima cittadina di Roma, disconoscendo un atto votato anche dalla sua maggioranza, si era rifiutata di dedicare una strada a Giorgio Almirante. 

L'inaugurazione

A Ladispoli la targa era stata inaugurata lo scorso 16 marzo. " Oggi rendiamo omaggio a uno dei politici più importanti della storia repubblicana del nostro Paese – aveva dichiarato in quell'occasione il primo cittadino di Ladispoli – Un politico che ebbe la sensibilità, la delicatezza, l’umanità di mettersi in fila fuori dalle Botteghe Oscure in occasione dei funerali di Berlinguer".

Giorgio Almirante, inaugurata il 16 marzo 2019 a Ladispoli P.zza Giorgio Almirante

Ladispoli: inaugurata piazza Giorgio Almirante, tra le proteste di Anpi e sinistra
La piazza più grande di Ladispoli intitolata a Giorgio Almirante, il leader del Movimento sociale italiano, erede dell'era fascista. Ieri il taglio del nastro alla presenza del sindaco del comune del litorale, Alessandro Grando. "Così come oggi c’è via Enrico Berlinguer, credo che sia giusto che a Ladispoli ci sia anche piazza Giorgio Almirante" ha detto il primo cittadino di centrodestra durante la cerimonia. "Oggi rendiamo omaggio a uno dei politici più importanti della storia repubblicana del nostro Paese – ha detto il primo cittadino di Ladispoli – Un politico che ebbe la sensibilità, la delicatezza, l’umanità di mettersi in fila fuori dalle Botteghe Oscure in occasione dei funerali di Berlinguer". 

martedì 22 maggio 2018

Giorgio Almirante,trent'anni dopo quei tizzoni ardono ancora

Salvo Sottile                                                               22 Maggio 2018
Giorgio Almirante fu un funzionario e poc’altro, nel drammatico frangente in cui i vertici dell’Italia fascista, raccolti nella Rsi, vennero sistematicamente decapitati ed esposti al volgare dileggio popolare. Un conflitto impari e, forse, improvvido aveva prodotto la mattanza della guerra civile, consigliando a quel giovane capo di gabinetto del Minculpop di restare in clandestinità e vendere saponette per sopravvivere. Una quarta fila, niente di più. Troppo giovane per sentire l’obbligo morale di consegnarsi alle bande partigiane e farsi ammazzare come, tra gli altri, fece il suo capo Ferdinando Mezzasoma (“sono un ministro di Mussolini, vado a morire con Mussolini“). Ma l’obbligo di testimoniare e di mantenere ardenti le braci di una Storia che in tanti avrebbero voluto cancellare, si.
Quell’obbligo Almirante lo sentì tutt’intero. Anche in forza di una consapevolezza che non l’avrebbe abbandonato mai. La coscienza, cioè, delle qualità di coloro che aveva avuto dinnanzi, quella fucina di inarrivabili forgiatori di anime coi quali era cresciuto e s’era persino confrontato. Lui lo sapeva e da quella lezione di vita ne fece discendere l’azione politica. Ecco, a trent’anni dalla scomparsa, è giusto rilevare questi dati di realtà e provare a tracciare un percorso non scontato della parabola del primo leader della Destra italiana post-fascista. L’ancoraggio culturale alle radici e la propensione a immaginare un futuro persino diverso da esse: questo è stato Giorgio Almirante. Che quindi un profilo non convenzionale e nient’affatto supino l’avrebbe apprezzato. Perchè quanto a esaltazione dell’ovvio, a glorificazione postuma e a tentativi di piegarne l’opera e la modernità della lezione al contingente, se n’è già letto e se ne leggerà. A cominciare dall’autoctono leccaculismo di ritorno, quello di chi muta scritto e giudizio in forza del cambio di casacca, di testata e di padrone.
Una quarta fila, si sarebbe detto di Almirante. Che però, nell’almanacco di questa Repubblica parlamentare, meritò il suo spazio in forza di una innata signorilità, di una superiore capacità dialettica e di alcune parole d’ordine che si saldarono all’immaginario popolare. E se non può dirsi riuscita la campagna per la “pena di morte” ai terroristi e strategicamente sbagliata la propaganda per il “no al divorzio“, fu entusiasmante il richiamo alla “nostalgia dell’avvenire“, ossimoro per una gioventù capace di sognare e di sentirsi comunità in un’epoca in cui la ubriacatura social era lungi da venire. Così come lo fu la visione di una “nuova repubblica” tratteggiata per rispondere alla crisi della rappresentanza che già si manifestava. Con l’anagrafe patrimoniale per gli eletti e il solitario ostruzionismo alla nascita delle burocrazie delle Regioni e ad ogni spreco di risorse: tizzoni che Almirante, assai prima di ogni altro, innescò. Tizzoni che scaldarono la stagione dell'”alternativa al sistema“. Tizzoni tutt’ora ardenti.
( da Il Secolo d' Italia )

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lunedì 21 maggio 2018

Giorgio Almirante,XXX anniversario dalla scomparsa di un leader irripetibile

Il 22 maggio dello scorso anno titolammo il post " Giorgio Almirante,XXIX anniversario dalla scomparsa di un leader irripetibile ". A distanza di un anno riaffermiamo in maniera ancora piu' ferma,se possibile,che quel maledetto 22 maggio 1988 scompariva un leader veramente irripetibile e si consegnava alla storia un uomo,un simbolo.
Un uomo eccezionale,vero,pulito,coraggioso.In questi 30 anni si e' mostrata la inequivocabile e siderale distanza tra lui e gli omuncoli indecenti che ritengono ancora di rappresentarci.
Dicevamo ancora due anni fa : " Ventotto anni dopo la scomparsa del Capo Storico del Msi - Dn, la Destra, seppur nella importante stagione post missina di Alleanza Nazionale, guidata dal delfino designato da Almirante,Gianfranco Fini,e' in pezzi. Neanche nella peggiore delle ipotesi era prevedibile che, in un periodo cosi' lungo dalla scomparsa del suo leader storico,il tempo non avrebbe prodotto altro riferimento possibile e,sopratutto duraturo, tanto da consegnare alla memoria storica la straordinaria opera di Almirante.Nello smarrimento generale di una comunita' che sembra non credere piu' in un altra Destra possibile oltre il Msi e An, ritorna ora ancora piu' prepotente la figura di Giorgio Almirante. Navigando in rete e sui social ci si imbatte ormai con moltissima frequenza nelle immagini,nei video, nei commenti,quasi sempre nei rimpianti, per il Politico,l'Uomo,tanto da non dare l'idea che siano trascorsi 28 anni.Che sono invece trascorsi.
Sarebbe bello poter scrivere nel suo trentennale  " Giorgio,la Destra smarrita si e' ora ritrovata. "

22 Maggio 2018
Non dobbiamo aggiungere altro.
Giorgio Almirante e' nei nostri cuori ogni giorno.


domenica 21 maggio 2017

Giorgio Almirante,XXIX anniversario dalla scomparsa di un leader irripetibile


Ventinove anni,sono trascorsi 29 lunghi anni,che in alcuni momenti, per assurdo, sembrano 29 minuti,tanto e' presente nei nostri pensieri,nei nostri cuori.Ma poi ci accorgiamo che sono 29 anni senza un riferimento,senza una casa ( tranne la stagione di An ) per noi che una casa,una piazza,un mondo ideale lo avevamo e lo abbiamo,forse,irrimediabilment e perduto. Dicevamo e,lo ripetiamo, che neanche nella peggiore delle ipotesi era prevedibile che, in un periodo cosi' lungo dalla scomparsa del suo leader storico,il tempo non avrebbe prodotto altro riferimento possibile e,sopratutto duraturo, tanto da consegnare alla memoria storica la straordinaria opera di Giorgio Almirante."Nello smarrimento generale di una comunita' che sembra non credere piu' in un altra Destra possibile oltre il Msi e An, ritorna ora ancora piu' prepotente la figura di Giorgio Almirante. Navigando in rete e sui social ci si imbatte ormai con moltissima frequenza nelle immagini,nei video, nei commenti,quasi sempre nei rimpianti, per il Politico,l'Uomo,tanto da non dare l'idea del lungo tempo trascorso."
Giorgio Almirante,nei nostri cuori ogni giorno.


sabato 22 ottobre 2016

" Nostalgia dell' Avvenire, a Roma si celebrano i 70 anni del MSI

Il contenuto della mostra sui 70 anni del Msi
La Mostra ripercorre tutta la storia del Msi: le origini e la prima segreteria Almirante, la segreteria Michelini (1954-1969), la seconda segreteria Almirante (1969-1987), le segreterie Fini e Rauti (1987-1995). Sezioni cronologiche affiancate da sezioni tematiche sui “luoghi del cuore” della destra italiana, Trieste, l’Alto Adige e Reggio Calabria, sulla riforma istituzionale e la battaglia per la Nuova Repubblica, sul sindacato, sulla cultura, le riviste e le pubblicazioni, sui giovani e le loro organizzazioni. Il titolo della mostra, “Nostalgia dell’avvenire”, riecheggia uno slogan che fu di Giorgio Almirante e che è utilizzato anche nello spot che la presenta legando i giovani di oggi e il web ai grandi comizi del leader missino. Da segnalare anche un piccolo fuori programma, con la contestazione di Maria Antonietta Cannizzaro, che rivendica la proprietà del simbolo della “Fiamma” missina, salita sul palco per spiegare di aver vinto una causa che gli riconosce la proprietà. La donna, dopo qualche battibecco, è stata fatta uscire.
 Nella sala che aveva ospitato l’ultimo saluto a Giorgio Almirante e Pino Romualdi s’è ritrovato un mondo disperso nei rivoli nella politica attuale ma non nella memoria e nel ricordo delle origini. C’erano un po’ tutti, leader e semplici militanti della destra passata e attuale, all’inaugurazione della mostra sui 70 anni del Msi “Nostalgia dell’avvenire” organizzata dallaFondazione An, con momenti di commozione e applausi al video, di trentuno minuti, che ha ripercorso le tappe fondamentali della storia del Movimento sociale, clip curata da Mauro Mazza e proiettata su un maxi-schermo della sala De Marsanich.
Il taglio del nastro tricolore è toccato alla moglie di Pinuccio TatarellaAngiola, e adAlessandra Rauti, figlia dello storico leader missino Pino. Con loro, in prima fila, Gianfranco FiniIgnazio La RussaGianni Alemanno e Maurizio Gasparri, oltre ai curatori della mostraMarcello Veneziani e Giuseppe Parlato. Un bagno di ricordi, per una full immersion nella storia del partito e il racconto di un popolo che dal bianco e nero dei fotogrammi degli anni Settanta ha assunto, nel tempi, i colori della modernità e purtroppo, negli anni di piombo, anche del rosso del sangue per le vittime del terrorismo. Abbracci, strette di mano e foto di gruppo hanno accompagnato il viaggio nella memoria, al quale ha presenziato anche Donna Assunta Almirante, in una mostra che pone al centro della documentazione il ruolo trainante e decisivo del più amato dei leader missini. Tra riviste, cimeli e la riproduzione di una vera sezione missina, con tanto di immagini del Duce e magafono da comizio di strada, tanti militanti hanno ritrovato se stessi e i ricordi, “di una comunità che non ha mai dimenticato i suoi valori”, come ha sottolineato il presidente della Fondazione An Franco MugnaiMarcello Veneziani si è invece a lungo soffermato sull’obiettivo della mostra, quello di ricostruire un percorso politico assolutamente inedito nella storia italiana di un partito che per primo – prima ancora che Berlinguer scoprisse la questione morale- si batteva sui temi della lotta alla corruzione, della moralità pubblica, come anche su quelli della Patria e dell’identità nazionale. «Questa è una autobiografia collettiva di un popolo e di una comunità», ha detto Veneziani.
Un’operazione-verità indispensabile per Giuseppe Parlato, “perché la storia del Msi va riconosciuta anche dagli altri, tutti devono sapere chi erano i missini, gente perbene e onesta che coltivava il suo sogno, che viveva di una straordinaria vivacità culturale”,  la storia di un partito “diverso” che per anni s’è voluto relegare nell’oblìo della storia e che la mostra può servire a rimettere al centro del dibattito politico degli ultimi anni. Da Adolfo Urso a Pasquale Viespoli, da Peppe Scopelliti ad Antonio Mazzone, da Marina Vuoli Buontempo a Silvano Moffa ad Amedeo Laboccetta, fino all’ospite leghista Mario Borghezio, il mondo missino s’è ritrovato ad osservare le immagini dei comizi di Almirante, quelle delle vittime, nel pensiero delle vittorie che furono e che forse ci saranno ancora se la destra saprà recuperare quello spirito di appartenenza e di idealismo che in via della Scrofa 43 la Fondazione An ha voluto rievocare, un mondo di persone e passioni che resterà a disposizione di tutti fino al 10 febbraio.


















lunedì 23 maggio 2016

Giorgia Meloni promette : «Da sindaco una strada a Giorgio Almirante»


La promessa e' di Giorgia Meloni,particolarmente significativa e cade nel 28° anniversario della scomparsa di Giorgio Almirante. Se "diventero' Sindaco " dice la leader di Fratelli d' Italia, una strada di Roma verra' intitolata a Giorgio Almirante : " Un patriota e una persona che amava gli italiani,che credeva nella democrazia e nell'onesta ".

 Roma,28 maggio 2016

 Se sono rose fioriranno allora..basta che non appassiscano come le promesse che fece a suo tempo Gianni Alemanno...



sabato 21 maggio 2016

Giorgio Almirante,XXVIII anniversario dalla scomparsa ma la Destra e' senza leader.

Ventotto anni dopo la scomparsa del Capo Storico del Msi - Dn, la Destra, seppur nella importante stagione post missina di Alleanza Nazionale, guidata dal delfino designato da Almirante,Gianfranco Fini,e' in pezzi. Dicevamo lo scorso anniversario che neanche nella peggiore delle ipotesi era prevedibile che, in un periodo cosi' lungo dalla scomparsa del suo leader storico,il tempo non avrebbe prodotto altro riferimento possibile e,sopratutto duraturo, tanto da consegnare alla memoria storica la straordinaria opera di Almirante.Nello smarrimento generale di una comunita' che sembra non credere piu' in un altra Destra possibile oltre il Msi e An, ritorna ora ancora piu' prepotente la figura di Giorgio Almirante. Navigando in rete e sui social ci si imbatte ormai con moltissima frequenza nelle immagini,nei video, nei commenti,quasi sempre nei rimpianti, per il Politico,l'Uomo,tanto da non dare l'idea che siano trascorsi 28 anni.Che sono invece trascorsi.
Non abbiamo voglia di scrivere altro.
Giorgio Almirante e' nei nostri cuori ogni giorno.


Sarebbe bello poter scrivere nel suo trentennale  " Giorgio,la Destra smarrita si e' ora ritrovata. "

22 Maggio 1988 | 22 Maggio 2016

giovedì 19 maggio 2016

Giorgio Almirante e Marco Pannella, quella strana amicizia...

Oggi 19 maggio 2016 e' morto ad 86 anni Marco Pannella storico leader dei Radicali.

Fini: "Considerava missini avversari, non nemici" - "La vita di Pannella dimostra che la fede nelle proprie idee, e la tenacia nel sostenerle, restano nella memoria di un popolo assai più dei titoli onorifici e degli incarichi ricoperti". Gianfranco Fini ha ricordato così Marco Pannella, aggiungendo: "Personalmente gli sono grato per essere stato negli anni '80, i cosiddetti anni di piombo, l'unico politico a dire che Almirante e i missini erano solo avversari e non nemici. Diede a tutti una lezione di democrazia che i giovani di destra di allora non hanno più dimenticato".

Pannella: «Quante battaglie “contro”, io e Giorgio, uniti da una strana amicizia fatta di rispetto e pudore…»


Pubblichiamo un articolo tratto dal libro sui 60 anni del Secolo d’Italia a firma di Marco Pannella, che ricorda il suo rapporto leale con Giorgio Almirante.
Su Giorgio Almirante? Vi racconto solo qualche episodio che reputo importante perché mi ha aiutato a comprenderlo. Il primo è questo: non ci saranno né missini né altri che sono stati consiglieri comunali come me con Almirante in quattro comuni diversi. Sono stato “collega” con lui a Roma, a Trieste, a Napoli e a Catania, tutti luoghi dove il Msi raggiungeva risultati importanti. Trieste, soprattutto, fu molto significativa come esperienza: dato che il Msi si era schierato ferocemente contro il patto di Osimo, mentre io ero invece a favore. E immaginate, con tutta quell’atmosfera patriottarda, che cosa poteva significare. Per cui capitava che io e Almirante ci potessimo scontrare contemporaneamente in due città. Io lo chiamavo «Giorgio», lui a me dava del «Pannella». Tranne una volta. Mi disse «Marco» – eravamo alla Camera – mi chiamò per nome: gli è sgorgato. Perché? Agli inizi degli anni ’70 avevamo bruciato in pubblico, sottolineando l’assenza di democrazia, i certificati elettorali. E, contemporaneamente a questo, stavamo decidendo di non presentarci: cosa che pensavamo di fare, appunto in quell’83. Quando gli spiegai quell’anno che avremmmo voluto non presentarci per marcare il carattere non democratico, lui mi chiese: «Ma tu la fai davvero questa cosa?». Risposi di sì. «Marco» disse a questo punto «se avessi la tua età lo farei anch’io». Questa confessione, come quel “Marco” che accadeva non usualmente, mi colpì: tanto è vero che ho capito la circostanza e ci siamo abbracciati. Un altro episodio mi è stato raccontato da Fini, e risale a quando sono stato invitato per la prima volta al congresso del Msi dell’82. La sera prima Almirante riunisce il servizio d’ordine: viene Pannella, dice ai suoi, è nostro ospite e sia onorato come ospite. Insomma, se uno lo fischia – diceva – è un danno per il partito, mica per Pannella. Allora, infatti, c’era il problema che io da tempo dicevo: sono contro il fascismo degli antifascisti, perché è l’unico fascismo vivo. Quando arrivai, accadde una cosa che aveva previsto: sono stato accolto in un modo favoloso. La cosa divertente è stata che Almirante non ha potuto fare a meno di accorgersi di questa atmosfera straordinaria. E parlando dal palco rivendicò: «Il fascismo è qui». Proprio lui che ci aveva messo venti anni a smentire quest’accusa! Ma tutto questo faceva parte di quella recitazione, nel senso buono del termine, che si confaceva al suo ruolo. Per esempio ricordo che abbiamo fatto delle  battute molto provocatorie, vedendolo, quando stava iniziando la campagna sul divorzio: perché ero molto amico, tra gli altri, di Pino Romualdi che, da parte sua, sosteneva il divorzio. Lo sapevo che Almirante era personamente a favore per il divorzio: tant’è che lui ha avuto più paura di Donna Assunta – quando ritornò dalla riunione di partito dove si decise di schierare il Msi contro – che dell’elettorato e dei radicali. Anche perché avevo saputo che era vero che in Direzione aveva incoraggiato di prendere posizione contro per favorire i cattolici. Momenti, questi, che mostravano diversità profonde tra me e lui ma che non si traducevano mai in scontro personale. Certo, in quei momenti mi chiamava «Pannella…». Quando noi entrammo alla Camera per la prima volta, nel ’76, era usanza che quando parlava uno del Msi molti uscivano dall’Aula. Noi combinammo un casino, non solo perché ci rifiutavamo di non ascoltare: e con ciò finì che restavano in molti. Se mi è costato qualcosa il mio dialogo con l’Msi? Esattamente quello che volevo mi costasse: lo scandalo. Volevamo marcare anche in questo modo la nostra diversità rispetto a quel regime. Si è dipanata così questa storia. Dalle dirette del consiglio comunale alle battaglie per i diritti civili fino ad arrivare a scoprire, poi, la laicità sostanziale con la quale Almirante viveva: e, se l’amicizia non significa anche consuetudine, avvertivo certamente che lo stesso tipo di sentimento era condiviso da Giorgio nei miei confronti. In lui, proprio la sua storia, c’era di sicuro più merito.


giovedì 28 aprile 2016

NOI MISSINI su FACEBOOK

NOI MISSINI FACEBOOK
Il profilo " Noi Missini " non vuole essere retorico ne' tantomeno nostalgico.Nasce per dare senso ad un' appartenenza che sentiamo ancora cosi' viva,al di la' delle scelte politiche compiute da ognugno, che non ci permettiamo giudicare.
Se ti hanno raccontato di quella stagione cosi' Ideale o se nella splendida Piazza del Popolo, o nelle migliaia di piazze grandi e piccole dove i missini si ritrovavano c'era anche il tuo cuore, allora puoi dire : " io c'ero ".
Attendiamo i tuoi commenti,foto,ricordi...
Grazie.

https://www.facebook.com/Noi-Missini-1064273900320839/


giovedì 21 maggio 2015

Giorgio Almirante 27° anniversario dalla scomparsa

Neanche nella peggiore delle ipotesi si poteva immaginare che, 27 anni dopo la scomparsa di Giorgio Almirante  ( Roma - 22 maggio 1988 ) la Destra, quella per cui lui e' vissuto e per cui e' morto, non ci sarebbe stata piu'.Penso a quei giovani ed anche ai meno giovani che hanno lottato,sperando fortemente in un domani migliore, a tutti quelli che si sono sacrificati, e in nome di quella Destra ma anche della Destra del domani, hanno purtroppo perso anche la vita.Se potessero vedere a cosa e' valso tutto quel sacrificio,tutto quel sangue versato..Rimangono certo,indelebilmente, nei nostri cuori.Senza il Msi prima,senza Alleanza Nazionale poi,con le " nostre piazze " occupate dai nuovi barbari,sembra non esserci piu' alcuna speranza.Senza Uomini come Giorgio Almirante che trasmettevano coraggio nelle tante e lunghe giornate di paura,che davano speranza anche nei momenti piu' bui,ebbene senza Uomini onesti e puliti come quelli sara' possibile riveder fiorire la Destra,cosi' come l'abbiamo vissuta e amata,cosi' come l'abbiamo sperata,cosi' come e' ancora presente nel cuore di milioni di Italiani?      

22/05/1988 | 22/05/2015

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martedì 12 maggio 2015

Frascati: una via per Giorgio Almirante e una per Enrico Berlinguer..

Una toponomastica della par condicio, così si può riassumere la richiesta avanzata dal consigliere comunale di Forza Italia Mirko Fiasco per intitolare una strada sia a Giorgio Almirante, storico leader del Movimento sociale italiano, e a Enrico Berlinguer, indimenticabile segretario del Partito Comunista.
Il consigliere di opposizione ha presentato una mozione per chiedere alle competenti strutture comunali di attivarsi per trovare il giusto spazio nella toponomastica locale per questi due storici esponenti politici. Perché proprio Giorgio Almirante ed Enrico Berlinguer? Perché rappresentavano due politici che pur distanti anni luci sul piano ideologico si confrontavano e dialogavano per un'Italia migliore, si legge nel testo della mozione.
Erano tempi storici diversi in cui nella scena politica non si parlava di nemici da abbattere, ma semplicemente di avversari: " In questo momento dove le ideologie sembrano avere esaurito ogni funzione, è invalso il costume di abbattere chi dissente e non cercare di comprendere i motivi del dissenso - dichiara Mirko Fiasco - Per questo ritengo che Berlinguer ed Almirante, indipendentemente dal fatto che si condividano i contenuti ideologici, possano ancora rappresentare in un’epoca caratterizzata da un profondo nichilismo e da un’omogeneizzazione del pensiero un punto sicuro di riferimento per la comunità nazionale".
"La presenza di Almirante al funerale di Berlinguer e la presenza di Nilde Jotti a quello di Almirante vanno ben oltre il fatto di cronaca: è un reciproco riconoscimento e l’onore delle armi ad un avversario forte e nobile. Era la fine di un’ epoca e l’inizio di una nuova era che si sperava potesse essere di pacificazione nazionale. Purtroppo ciò non è avvenuto e tanti fattori economici e sociali forse hanno contribuito a determinarlo: è nostro compito, però, creare le condizioni per recuperare la speranza in un futuro migliore e in questo cammino le figure di Enrico Berlinguer e Giorgio Almirante possono costituire un forte e sicuro riferimento".
"Si aggiunga a questa considerazione la comprovata cristallina onestà e la vita politica vissuta come passione e non come “occupazione” per comprendere come sia compito delle comunità locali trovare il sistema per affidare alla memoria di tutti il ricordo di questi uomini che hanno caratterizzato un’epoca e hanno lasciato un’eredità di valori che non deve essere dispersa", conclude il consigliere di Forza Italia.

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22 Maggio 1988 | scompare GIORGIO ALMIRANTE Padre della Destra Italiana

Nato a salsomaggiore il 27 giugno 1914, laureato in lettere e giornalista, abilitato all’insegnamento di materie classiche nelle medie e nei licei, Giorgio Almirante ha dedicato tutta la sua vita all’attività politica. Nel 1940 è in Africa come corrispondente di guerra. Dopo l’8 settembre 1943 aderisce alla repubblica Sociale Italiana. Fu uno dei fondatori del Movimento Sociale Italiano

La morte simultanea di Giorgio Almirante e di Dino Grandi rende quasi obbligatoria una riflessione sulle due anime del fascismo di cui essi erano rimasti gli ultimi epigoni. Intendo quelle due anime profondamente diverse che Mussolini, grazie al suo carisma, riuscì a mantenere unite per circa un ventennio.
Dino Grandi, il «conte di Mordano» come lo chiamava sprezantemente l’ultimo Mussolini, era indubbiamente il capofila di quell’ala fascista, ammansita dall’esperienza ma anche dai privilegi concessi dal regime, che non esitò un istante, al momento opportuno (ossia il 25 luglio 1943 quando la barca fascista stava affondando) a pensare soprattutto alla propria sopravvivenza. Ed infatti ancora oggi resta difficile escludere che le lusinghe reali e l’illusione da dare vita a un fascismo con un volto diverso e con un diverso duce, siano state la molla, non secondaria, che indusse Grandi al «tradimento».
Giorgio Almirante era di tutt’altra pasta. Apparteneva a quella sparuta schiera di intellettuali che al «si salvi chi può» del 25 luglio scelsero la strada più difficile e più rischiosa. Seguirono infatti il loro duce malconcio nella sua ultima avventura, inseguendo con lui il sogno di riagganciarsi a quel socialismo che Mussolini aveva tradito nel ’14.
Sugli uni e sugli altri la storia ha già pronunciato il suo giudizio. Resta da dire che, quando le profonde ferite che gli uni e gli altri hanno inferto al Paese, si saranno effettivamente rimarginate, forse si proverà più rispetto per questi che per quelli.
Resta il giudizio sugli uomini. Su Dino Grandi, ministro, ambasciatore e direttore d’orchestra nella famosa seduta del Gran Consiglio del luglio 1943 storici di diversa scuola ed estrazione hanno già espresso il loro parere. Di Giorgio Almirante, leader della opposizione di destra, sono noti il coraggio di tribuno sulle piazze, la capacità oratoria, così come l’onestà personale. E questo è giusto riconoscergli, nel dissenso forte dalle opinioni, mentre i suoi fedeli lo piangono.
Roma - Giorgio Almirante, per quaranta anni leader del Msi e della destra italiana, è morto ieri mattina alle 10,30 nella clinica Villa del Rosario, dove era stato ricoverato nei giorni scorsi per una grave forma di ischemia cerebrale. Al suo capezzale la moglie Assunta e i cinque figli, con il segretario del Msi, Gianfranco Fini. Almirante avrbbe compiuto 74 anni il 29 giugno prossimo.
Subito dopo aver appreso la notizia, il Presidente della Repubblica, Cossiga, si è recato a Villa del Rosario per rendere omaggio alla salma, intrattenendosi poi per circa venti minuti con i familiari. Subito dopo è giunto il sindaco di Roma, Signorello. Messaggi di cordoglio sono stati inviati da De Mita, Iotti, Spadolini, Natta, La Malfa, Andreotti e molti altri esponenti politici, che hanno ricordato la lunga battaglia e l’impegno di Almirante nel Parlamento e nelle istituzioni.
I funerali del leader missino si svolgeranno, congiuntamente con quelli dell’ex presidente del partito, Pino Romualdi, deceduto l’altro ieri, alle 15,30 di domani, martedì, nella chie sa di A. Agnese, in piazza Navona. Saranno presenti delegazioni di tutti i partiti della destra europea.

DAL PRIMO COMIZIO IMPARATO A MEMORIA
Una vita vissuta tra i fischi e gli applausi. La prima volta lo incontrai nel suo ufficio al Secolo d’Italia. Allora la redazione del Secolo era in via Tomacelli, al primo piano di un palazzo dalla irriconoscibile facciata littoria. Lui pigiava sui tasti della Lettera 22. Scriveva, manco a dirlo, un tagliente articolo di fondo. Sulla scrivania, accanto a una lampada liberty, di sapore vagamente dannunziano era posato un pacchetto confezionato con carta di rosticceria, bianca e unta. Era la sua cena. Una mozzarella, tre supplì, una mela.
Finse sorpresa, vedendomi entrare. Alzò gli occhi dal foglio già riempito a metà. Levò gli occhiali e, sorridendo cordiale, mi invitò a sedere. Mi colpì lo sguardo, quegli occhi verdi, metallici. Erano miti, tristi, freddi. Li ravvivavano di tanto in tanto guizzi di volpina ironia. Mi parlò dei programmi immediati. Mi confidò alcune idee che stava vagliando sulla diffusione del Secolo di cui Franz Turchi era il direttore-fondatore e lui e Filippo Anfuso erano i condirettori. Mentre spiegava questi suoi problemi, fui attratto da una foto alle sue spalle. Era la foto del primo comizio di Almirante, proprio qui, davanti la sede de Il Tempo, nella rovente piazza Colonna dell’immediato dopoguerra.
Piazza Colonna non è cambiata da allora. È mutato il clima politico. Adesso è appiccicoso, tropicale. Lo surriscalda solo lo scirocco africano, non certo l’epica politica. L’unica novità, in uno scenario immutato, è rappresentata dalla colonna di Marco Aurelio, che ormai da oltre un decennio è ingabbiata dentrouna torre di tubi d’acciaio e di assi di legno.
Nella foto, Almirante era issato su un tavolo acconciato a palco. I capelli neri e non ancora radi, i baffetti da viaggiatore di commercio (la sua attività in quei giorni), lo sguardo torvo (come gli imponeva la parte che stava recitando) e l’indice da j’accuse inutilmente puntato contro la Galleria Colonna. Tutt’intorno, il caos. Un caos fatto di sampietrini divelti, di lacrimogeni, di un fuggi-fuggi generale, con le jeep del primo Celere che fendevano la folla e cercavano di scegliere manu militari un’adunata più "fumosa" che sediziosa.
Almirante era lì, impalato e immobile. Arringava un capannello di amici in un contesto che ribolliva di per sè, indipendentemente da quello che lui diceva. Era lì, tranquillo. Come se, invece che a due passi da Montecitorio, fosse al centro di una di quelle piazze assolate e deserte dipinte da De Chirico del periodo metafisico. Era lì, come se si vivessero giorni ordinari, giorni nient’affatto caldi. Lì, come se l’Italia non fosse appena uscita da una tremenda guerra civile. Lì, come se Domineddio gli avesse dato ampie assicurazioni sulla incolumità fisica.
«Ero lì. tremante...» confesserà anni dopo. Tremante non tanto per i pericoli che correva. Non tanto per quanto avveniva intorno a lui. Quanto per il terrore che i rossi, interrompendolo, lo obbligassero ad allungare i tempi di un discorso imparato a memoria. Era il suo primo comizio. La sua prima volta.
Almirante è stato un politico sui generis. È stato il primo vero interprete della "politica-spettacolo". La politica era teatro per lui. Era gesto. Ammiccamento. Boutade. Colpo di scena. Commedia. Commedia pirandelliana...
Credeva nella magia della parola.. Il «bel dire». La dizione limpida. La pronuncia detersa da accenti o cadenze.

(fonte il Tempo )

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giovedì 26 giugno 2014

Giorgio Almirante centenario della nascita 27 giugno 1914 - 27 giugno 2014..

27/06/1914 - 27/06/2014

  Grazie!







Giorgio Napolitano : " da Almirante senso dello Stato,ancora oggi rappresenta un esempio"

( Giorgio Almirante intervistato da Giovanni Minoli )
Giorgio Almirante è stata espressione di una generazione di leader di partito che, pur da posizioni ideologiche profondamente diverse, hanno saputo confrontarsi mantenendo reciproco rispetto, a dimostrazione di un superiore senso dello Stato che ancora oggi rappresenta un esempio”. E’ quanto scrive il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un messaggio alla signora Assunta Almirante in occasione del centenario della nascita dello storico leader del Msi.




giovedì 19 giugno 2014

Il Centenario del Padre della Destra : un francobollo per ricordare Giorgio Almirante

Un francobollo
per Almirante
Un francobollo per ricordare Giorgio Almirante, l’uomo politico italiano di cui il 27 giugno prossimo cadrà il centenario della nascita, avvenuta a Salsomaggiore Terme in quel giorno del 1914. La proposta è all’attenzione del Ministero per lo sviluppo economico, titolare della scelta delle emissioni…   ed è stata formalizzata nei giorni scorsi da Alfio Di Marco.
“Sono andato di persona alla sede del Ministero – racconta Di Marco, grafico e componente dell’ufficio comunicazione di   - e ho consegnato la proposta, con tanto di bozzetto celebrativo di Giorgio Almirante. Al ministero hanno accettato la mia richiesta, regolarmente protocollata, per cui ora sono in attesa di comunicazioni.  Spero nel più breve tempo possibile”.
Difficile però che il Ministero possa farcela entro il 27 giugno, considerati i tempi burocratici ‘soliti’ e comunque la necessità, come spieghiamo in un altro box qui in pagina, di passare la richiesta al vaglio di una commissione, apportando poi – nel caso – anche delle variazioni grafiche ad un bozzetto che comunque Di Marco ha presentato in maniera assai elegante e raffinata, riportando l’immagine classica del volto di Giorgio Almirante. Quella conosciuta e nella memoria di tanti, nonché apprezzata anche da tanti avversari politici.
“Anche quest’ultimo aspetto – aggiunge Di Maro – dovrebbe far riflettere quanti di dovere e quindi portare all’accettazione del francobollo: Giorgio Almirante è stato un Uomo unanimemente apprezzato anche dalla sinistra, per i suoi valori e per la passione politica. Visto che comunque entro ottobre verrà decisa una nuova serie di emissioni filateliche, spero tanto che trovi posto anche quella in onore di Giorgio Almirante”.
Proprio nei giorni scorsi, Poste Italiane ha dedicato un francobollo commemorativo ad Enrico Berlinguer, sempre nel trentennale della scomparsa, una ricorrenza ricordata con varie manifestazioni, ad iniziare dall’intitolazione di un ‘largo’ a Roma, proprio in prossimità della vecchia e storica sede dell’allora Pci, in via delle Botteghe Oscure.
“Dedicare un francobollo anche a Giorgio Almirante – riprende ed aggiunge Alfio Di Marco – non vuole però suonare come un’operazione di ‘par condicio’ fine a se stessa,  e neanche di ‘risarcimento’ visto che al leader missino Roma ancora non ha intitolato una strada. Vuole piuttosto essere un riconoscimento alla figura di un grande politico e italiano, che ha segnato la nostra storia e quella di tanta gente. Il fatto di andare alle Poste o in tabaccheria e di trovare, uno accanto all’altro, un francobollo di Almirante e uno di Berlinguer, può significare anche un momento altamente simbolico di ulteriore dialogo e di confronto”.
C’è da dire, ad ulteriore dimostrazione della validità di questa iniziativa, che la notizia della presentazione della proposta di dedicare un francobollo a Giorgio Almirante, anche se presentata solo due giorni fa, ha fatto immediatamente il giro della Rete, raccogliendo subito una marea di commenti entusiasti e di apprezzamento, anche da parte di semplici cittadini che probabilmente Almirante non l’hanno mai votato, ma non di meno hanno visto in lui un uomo di specchiata onestà e integrità morale.

( fonte Giornale d'Italia.it )